La filosofia del Drugo

Il Drugo è un debosciato o un maestro zen? Trovo la seconda ipotesi più corretta. Perché? Il Drugo abbraccia la logica paradossale degli orientali e si tiene alla larga dalla logica aristotelica degli occidentali imperniata sul principio di non contraddizione, che rinnega, proprio come Nietzsche.

Chi è il Drugo? Così come Jeff Bridges rispondo: “Io sono il Drugo!”. E lo siete anche voi se… amate prenderla come viene perché tanto, si sa, la vita è una giostra impazzita e bisogna assaporarla finché si è vivi… apprezzate la trinità drughiana, ovvero, quattro chiacchiere con gli amici, una birretta e una partitella a bowling, va bene però qualsiasi altro sport… adorate uscire di casa in pantofole o sandali o ciabatte 365 giorni l’anno… non vi scandalizza l’idea di andare al supermercato in vestaglia giusto per rifornirvi della vostra marca di birra preferita. Se avete fatto o fareste queste cose, be’, siete dei Drughi anche voi e vi meritate di rivedervi “Il grande Lebowski”, film capolavoro dei fratelli Coen. E se non vi basta e siete curiosi di sapere cos’hanno in comune Drugo e Nietzsche, vi consiglio di leggere il mio “Filosofi da Oscar”, libro che fa dialogare filosofia e cinema; un libro di filosofia per non accademici, ovvero che può essere letto e anche capito – si spera – da gente solo curiosa di filosofia, che ha avuto modo di degustarla a qualche festival estivo, che l’ha studiata al liceo – o avrebbe voluto ma ha fatto un’altra scuola – e vorrebbe riprenderla; insomma, chiunque abbia voglia di andare un po’ più a fondo delle questioni ed è stufo di rimanere fermo alla superficie (la superficialità è un vestito che ad alcuni sta più scomodo che ad altri).
Filosofi da Oscar” vuole essere un inno a una filosofia per tutti (e non solo per qualcuno). Perché poi, diciamocelo, il problema della filosofia è che si è sempre presa troppo sul serio e anche se è una cosa dannatamente seria – forse proprio per questo – ogni tanto i filosofi dovrebbero rilassarsi un po’ e “prenderla come viene”, alla maniera del Drugo.
Il Drugo è un debosciato o un maestro zen? Trovo la seconda ipotesi più corretta. Perché? Il Drugo abbraccia la logica paradossale degli orientali e si tiene alla larga dalla logica aristotelica degli occidentali imperniata sul principio di non contraddizione, che rinnega, proprio come Nietzsche. La verità è bianca o nera? Dipende se si è o no juventini (per me è bianconera per esempio). Battute a parte, secondo Aristotele o è bianca o è nera. Ma lo è pure per Nietzsche e per il Drugo e per tutti quelli che la prendono come viene. Il “prenderla come viene” è il leitmotiv filosofico de “Il grande Lebowski”.
Cosa accomuna Drugo a Nietzsche? Il “prenderla come viene” del primo fa il paio con “l’amor fati” del secondo. Scegliere il proprio destino e amarlo. Perché lottare contro la corrente se è tanto bello lasciarsi trasportare da essa? Certo, purché si scelga in quale corrente nuotare o affogare. Per esempio: scegli che il tuo destino è essere un tennista, allora devi pure amarlo al punto da non metterti – che ne so – a fare l’avvocato o il fornaio. Lo stesso dicasi per il suddetto avvocato o fornaio, che non deve deviare dal proprio percorso esistenziale mettendosi a fare il tennista. In altre parole: seguire sempre la corrente. Ovunque vi porterà andrà più che bene, perché è là che da sempre volevate andare.
Ora, strano a dirsi, “Il grande Lebowski” è uno di quei film che possono non piacere alla prima visione, già alla seconda o alla terza risulta più convincente, come mai? Perché il Drugo tira fuori il lato trash che vi è in noi, che rinneghiamo ma che alla fin fine… non ci dispiace.
Apprezzare il Drugo significa essere giunti a una nobile verità: l’abito non fa il monaco. E il monaco non fa l’abito (a quello ci pensa il sarto). Di solito, i più loschi individui indossano giacca e cravatta; sono dei piazzisti spregiudicati e vogliono rifilarti titoli tossici; solo per via di un terribile equivoco vengono chiamati affaristi e non criminali, come meriterebbero.
Chi apprezza il Drugo, non può non apprezzare anche Nietzsche, che è stato un grande Drugo della storia. Dietro a quei baffoni enigmatici celava la saggezza del tipo che sa “prenderla come viene”, tenendo botta, nonostante una vita tutt’altro che “rosa e fiori”. Ma proprio in questo sta la sua grande saggezza: Nietzsche – come ogni grande Drugo prima e dopo di lui – ha amato il suo destino (questo è il senso della rivisitazione nietzscheana del concetto di “amor fati”); ha saputo accettare come pochi la solitudine e l’incomprensione, entrambe riservate in vita ai grandi geni. Il suo merito è stato quello di averci fatto guardare dentro all’abisso, che a sua volta ha finito poi per rimirare dentro di noi. E cosa ci ha trovato? Niente che a noi sia estraneo, solamente: il bene e il male, ovvero, il meglio e il peggio di cui l’uomo è capace.

Lo stupido multitasking

La verità è che quando mi concentro su una sola cosa per volta, allora sì – mi rendo conto – la faccio a regola d’arte. Con questo cosa voglio dire? Semplicemente che dovremmo tutti riscoprire – me per primo – il gusto della lentezza, dell’andare più piano, che non sempre significa andare “sani e lontano”, ma spesso sì.

Viviamo in un presente difficile, questo è il destino di ogni generazione; non ce ne è una che non si sia lamentata, più o meno a torto, dello stato di cose ereditato. Tuttavia, non si è troppo piagnucolosi nel constatare che la velocità con cui i cambiamenti, in tutti i settori, si succedono l’uno all’altro sia a dir poco disorientante. L’impressione generale è che si vada sempre più di corsa e, di conseguenza, per stare al passo con i tempi che corrono si vuole fare sempre più cose alla volta. Proprio su quest’ultimo aspetto, i neuroscienziati stanno facendo delle ricerche, i cui esiti sembrano propendere verso l’ipotesi che stiamo diventando tutti – passatemi il termine – un po’ più stupidi.
Lavorare in multitasking è cognitivamente impegnativo, porta a un sovraccarico eccessivo del nostro sistema cerebrale che per questo va in tilt. Le suddette ricerche stanno evidenziando come sia pressoché impossibile fare più cose alla volta – questo significa lavorare in multitasking –, perché sempre e comunque ne faremo una alla volta, che ci piaccia o meno.
Prendiamo il caso di un tizio qualsiasi, me per esempio, visto che una ne faccio e cento ne penso. Alcune volte mi capita di lavorare con quattro o cinque schermi davanti a me: due tablet, uno smartphone e uno, due computer. Bene, quando provo a lavorare in questa maniera mi rendo conto di lavorare male, “a spizzichi e bocconi” per così dire. Faccio un po’ di questo, un po’ di quello, un altro po’ di quell’altro e così via. La verità è che quando mi concentro su una sola cosa per volta, allora sì – mi rendo conto – la faccio a regola d’arte. Con questo cosa voglio dire? Semplicemente che dovremmo tutti riscoprire – me per primo – il gusto della lentezza, dell’andare più piano, che non sempre significa andare “sani e lontano”, ma spesso sì. Per farlo vi consiglio di familiarizzare con la filosofia, che è più innocua di quanto sembrerebbe a una prima occhiata. Questo perché la filosofia oltre a essere l’arte del dubitare, del porre le domande giuste, è anche l’arte del fare le cose con lentezza: del “prenderla come viene” direbbero i dudeisti memori dell’insegnamento di Drugo, protagonista del film “Il grande Lebowski”.
“Prenderla come viene” significa “prenderla con filosofia”, ovvero assegnando la giusta importanza alle cose che ci accadono, prendere la vita per quello che è: la più sensazionale e supersonica delle montagne russe. Non fai in tempo a salire che devi già scendere. Ed è così per tutti. In questo sta la grande democrazia della vita. C’è una poesia di Antonio De Curtis, in arte Totò, intitolata “La livella”, che incarna l’essenza democratica della vita: sia al ricco sia al povero sempre la stessa sorte tocca.
In attesa della resurrezione dei corpi gloriosi, spero e quindi credo. Sperare è credere. E credere, aveva ragione il filosofo-matematico Blaise Pascal, è un po’ come scommettere. Cosa? La più decisiva delle scommesse: che Dio esiste. Nel caso si vincerebbe tutto, vedi alla voce: salvezza eterna. In caso contrario si perderebbe: niente!
In ultima analisi, filosofare vuol dire proprio: prendersi il tempo che serve. Per scegliere bene e finire per fare la cosa giusta.