[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]
L’uomo non deve temere altri che sé stesso, questo Dostoevskij l’aveva capito molto bene. E ne “I fratelli Karamazov” scrisse pagine bellissime e crudissime al riguardo. Credo che molti di voi avranno figli, nipoti… io ho due figli e ogni volta che penso a quella scena, mi viene in mente una sequenza del film “Novecento” di Bertolucci: una delle più brutali scene che siano mai state girate. In essa si vede un bambino, figlio di contadini, che viene afferrato per i piedi da un sadico fascista, che inizialmente lo fa girare fino – in un crescendo sempre più delirante – a sfracellargli la testa contro un muro.
Dostoevskij, molto prima di Bertolucci, ne “I fratelli Karamazov”, ci racconta di quello che facevano i soldati ottomani nei Balcani, un episodio in particolare, lo cito a memoria con il beneficio di commettere qualche piccola imprecisione, ma prometto che il senso della storia resterà fedele all’originale… c’è Ivan che racconta al fratello Alësa un episodio raccolto dalle cronache del tempo, a quanto pare accaduto durante la repressione ottomana delle insurrezioni bulgare (1876). In questo episodio si parla di soldati ottomani che prendono un bambino molto piccolo, strappandolo alle braccia della madre. I soldati inizialmente ci giocano e lo cullano, ci scherzano con questo bambino, lo accarezzano, lo fanno ridere, lo vezzeggiano insomma. Poi, di punto in bianco, gli sparano in testa e lo uccidono davanti alla madre, senza motivo, solo perché possono. Cos’è questa se non crudeltà gratuita?
Per Dostoevskij non vi sono dubbi su quale sia la creatura più malvagia del creato: l’uomo, che può giungere ad ammazzare un suo simile per puro piacere personale, a differenza delle altre bestie feroci, leoni o squali che uccidono per sopravvivenza, perché devono mangiare. Quelle che noi chiamiamo “belve” se non uccidessero le loro prede, cosa mangerebbero? Loro ammazzano per sopravvivere, non è che un leone può andare al supermercato per comprarsi un chilo di costine di gazzella… il leone deve procacciarsi il cibo e, suo malgrado, mettere fine alla vita delle prede che poi mangerà. Perché? Semplice, è un carnivoro. È crudele? Certo, ma la sua crudeltà è gratuita o necessaria? Direi proprio “necessaria” perché è finalizzata a uno scopo ben preciso: la sua sopravvivenza. Se non mangia, muore. L’uomo invece uccide per il gusto di uccidere, perciò è capace di un livello superiore di crudeltà, che oserei definire “raffinata”. Questo a causa dell’intelligenza euclidea, che Dostoevskij considerava essere il nostro peccato originale alla stregua della curiosità, che è ciò che ha “dannato” Adamo ed Eva.
Intelligenza euclidea e curiosità stimolano le grandi scoperte di cui siamo capaci, ma hanno anche un doloroso rovescio della medaglia: risvegliano le nostre più oscure perversioni.