Idealisti vs. realisti, seconda parte

Idealismo e realismo possono ugualmente fare male o bene, a seconda delle situazioni; non c’è una terza via, o figurarsi il mondo per quello che dovrebbe essere, oppure accettarlo per quello che è.

Il fine giustifica o no i mezzi per raggiungerlo? Gira e rigira si ritorna sempre alla frase incriminata e – verosimilmente – mai pronunciata da Machiavelli. Di sicuro non l’ha mai scritta, ma se l’ha detta oppure no in qualche conversazione privata è questione di lana caprina. Mentre inevasa e cruciale rimane la questione se sia o meno buona cosa adoperare ogni mezzo per realizzare il proprio fine. Leggendo “Il principe” di Machiavelli si direbbe di sì, che è lecito agire in un certo modo in vista di un certo risultato; ma, se sul piano teorico la questione parrebbe risolversi, su quello concreto, tangibile ci vorrebbe il Superuomo di Nietzsche per applicarlo. E da Nietzsche all’interpretazione nietzscheana di Hitler il passo è breve e conduce ad Auschwitz e alle altre abominevoli fabbriche della morte del Novecento, dove per raggiungere un degenerato fine sono stati adoperati mezzi abominevoli.

Per ogni esempio, però, se ne può portare uno contrario. Infatti: se il Presidente americano Woodrow Wilson non fosse stato così miope nel suo idealistico programma in undici punti, forse nella Germania dilaniata dal rancore e dalle macerie della Prima guerra mondiale non sarebbe mai sorto un Adolf Hitler. Perché? Semplice, se le potenze vincitrici non avessero umiliato quelle vinte i vaniloqui dell’imbianchino mancato sarebbero rimasti tali e – magari – non avrebbero attecchito su un popolo allo stremo e in attesa del Salvatore di turno (poi rivelatosi una iattura inimmaginabile).

Idealismo e realismo possono ugualmente fare male o bene, a seconda delle situazioni; non c’è una terza via, o figurarsi il mondo per quello che dovrebbe essere, oppure accettarlo per quello che è. Machiavelli abbraccia la seconda ipotesi, perciò afferma che: “Ognuno dirà che sarebbe cosa lodevolissima se […] un principe possedesse soltanto qualità buone, che rispettino i canoni della bontà cristiana. Ma non è possibile averle né rispettarle […] perché la condizione umana non lo consente […] Tutto considerato, ci sono qualità aventi l’apparenza di virtù, che conducono il principe alla rovina, e qualità aventi l’apparenza di vizi, che lo conducono invece alla sicurezza e al benessere” (MACHIAVELLI, N., “Il principe”, 1532, Bur Rizzoli, Milano, a cura di Piero Melograni, 1999, p. 153).

Ipotesi di storia controfattuale, ovvero: come sarebbe andato il corso della storia se, per esempio, qualcuno avesse liquidato il Führer quand’era ancora un aspirante pittore con l’ambizione di entrare alla Accademia delle Belle Arti di Vienna? S’immagini di avere una macchina del tempo e, armati di una pistola e della consapevolezza delle morti e delle sofferenze causate da quell’uomo, si avesse la possibilità di puntare l’arma e premere il grilletto per estirpare quell’unica vita in cambio di milioni di altre vite. Come comportarsi? Premere o no il grilletto facendo a seconda: un dispetto alla propria coscienza o un favore all’umanità? Un fedele discepolo di Machiavelli non vi è dubbio che: premerebbe il grilletto.

Postilla semiseria

Il club dei realisti è composto da: Aristotele, l’antenato; Niccolò Machiavelli, il peso massimo della categoria; Richelieu, lo stratega più che cardinale (cattolico di facciata alleatosi con i protestanti per vincere la guerra dei Trent’anni in nome della “ragion di Stato” francese); Thomas Hobbes, il più lupesco dei filosofi; Georg Wilhelm Friedrich Hegel (non ha colpe per il nome tanto lungo), il filosofo della storia che ha sempre ragione (anche quando essa ha palesemente torto); Otto von Bismarck, l’inventore della Germania (e dei problemi da essa causati nel Novecento); Henry Kissinger, il tedesco d’America (o americano di Germania), Segretario di Stato statunitense e anche Premio Nobel per la pace nel 1973 che si è guadagnato per avere risolto il conflitto vietnamita. Omissioni volute: i più grandi condottieri della storia, Alessandro Magno, Cesare, Napoleone (solo per citare i tre più famosi in Occidente).

Il club degli idealisti vanta nientemeno che: Platone, il progenitore; Marco Giunio Bruto, il più illustre dei cesaricidi che nell’atto di assassinare Cesare pare disse, “sic semper tyrannis”, “così sempre ai tiranni”, per il suo ideale repubblicano non si curò di sporcarsi le mani di sangue; Agostino, o Sant’Agostino per i suoi correligionari, il più platonico dei cristiani; Immanuel Kant, il filosofo che ha fatto uscire l’umanità dalla caverna platonica; Woodrow Wilson, il Presidente statunitense che voleva accontentare tutti ma ha finito per scontentare “tutti” (la conferenza di pace di Versailles del 1919 è stata la sua Caporetto); Barack Obama, il Presidente che ha fatto finire l’America dalla padella dei McDonald’s al ciuffo di The Donald. Omissioni volute: i peggiori dittatori della storia, Hitler, Stalin, Mussolini (solo per citare quelli novecenteschi, che per realizzare i loro ideali adoperarono mezzi aberranti, specie i primi due).

Autore: Marco Apolloni

Mi contraddico? Che importa, vuol dire che sono. Contraddico Dunque Sono. La vita è contraddizione, il pensiero pure.

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