Lezione 8: la ragione è un bluff?

Nove lezioni per inaugurare il Nuovo Anno ispirate a “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” (https://bit.ly/4qddOab) di Marco Apolloni (https://bit.ly/4qeRQnu) – LEZIONE 8

Tema. La ragione è un bluff?

“Inutile spaccare il capello in quattro, tentare di comprendere la Verità è per definizione: velleitario! Poiché essa comprende e non può essere compresa, non del tutto almeno. A volte si lascia intuire, altre è più sfuggente, sempre però come una calamita attrae tutti irresistibilmente a Sé. Ragionare intorno alla Verità è un’aporia logica e onto-logica, giacché la Verità è inesprimibile a parole, la ragione è fatta di pensieri, i pensieri di parole. E le parole di cosa sono fatte? Spirito impalpabile! Dunque, tutti i tentativi di afferrare la Verità con il linguaggio e la ragione sono pressoché vani. La stessa ragione è il più grande misticismo mai inventato dall’uomo.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 185).

Insegnamento. La ragione è una bussola importante, ma – come tutti gli strumenti – può a volte rompersi e non dire il vero. Ragione e verità non sono la stessa cosa. La ragione tenta di Comprendere la verità, mentre la verità tutto comprende; è una finezza intellettuale, ma cruciale per non incombere nel terribile equivoco dell’intelligenza euclidea condannata da Dostoevskij perché divinizza la ragione a scapito della verità che “la” comprende, cioè comprende la ragione stessa. Per rispondere alla domanda iniziale: la ragione non è un bluff, ma non possiamo fidarci solo di essa, per quanto accurata possa sembrarci.    

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]

La lotta contro le distopie: insegnamenti da Dostoevskij

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Tema. La lotta alle distopia è necessaria per non cadere nel tranello del “tutto è permesso” teso da Ivan Karamazov

Bisogna: “[…] adottare la decisione tragica della fede, accettando la libertà del male, ma senza arrendersi a essa, bensì lottando per un mondo migliore e in vista del paradiso di là da venire. Per fare ciò occorre lottare contro le distopie – più che utopie – che pretenderebbero di instaurare il paradiso in terra con la violenza indiscriminata e con la malsana logica del tutto è permesso. Tali distopie sono contro Cristo-Verità, in nome della verità teorica, dettata dall’intelligenza euclidea, capace di compiere misfatti inimmaginabili, poiché non conosce limite l’uomo che si pone al di sopra dei suoi simili. Ragion per cui Dostoevskij è con Cristo-Verità anche se questo comporta essere per una verità irrazionale, che vuol dire: incomprensibile razionalmente, poiché comprende la comprensione stessa.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 184)

Insegnamento. La tocco piano: l’irrazionalità è sottovalutata. Cosa intendo? Se una data cosa non è comprensibile razionalmente, non significa che non sia vera. Viviamo in un’epoca iper-scientifica e, da un lato, meno male; d’altro canto, però, non dobbiamo convincerci che tutto sia spiegato o spiegabile razionalmente; farlo significherebbe peccare di “hybris”, per dirla come l’avrebbero detta gli antichi Greci, vale a dire: peccare di una presunzione di sapere, quando invece socraticamente dovremmo convenire con il padre della filosofia occidentale che l’unica cosa che sappiamo con certezza è di non sapere, che non significa arrendersi all’ignoranza, bensì cercare di sapere quanto più ci è concesso senza dimenticare che, per quanto riusciremo a sapere, non sapremo mai abbastanza; chi più saprà, più soffrire per quanto non riuscirà a sapere; questa è la dura condanna di essere “umani”, ovvero creature sofferenti, che fanno della sofferenza il loro pane quotidiano.

La più grande minaccia: l’uomo stesso

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Tema. Qual è la più grande minaccia per l’uomo?

“Dostoevskij non ne può più di «questa eterna distruzione». Perciò cerca e trova un «ordine» non «qualsiasi», bensì superiore: Dio, non il Dio Ineffabile, bensì il Dio-uomo. Perché un ordine superiore? Il motivo è che quello inferiore, quello umano, non solo lo ritiene insoddisfacente, ma anche estremamente dannoso. Il regno dell’uomo sull’uomo è l’inferno! Ha prodotto le molteplici aberrazioni di cui la Storia – recente e non – è la drammatica riprova. L’uomo è la più grande minaccia per l’uomo stesso.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 212)

Insegnamento. L’uomo stesso è la più grande minaccia. L’unica creatura nel creato capace di auto estinguersi. Basti pensare alle armi atomiche, tristemente ritornate “in auge” nel dibattito pubblico, di recente.  

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]

Dostoevskij e la Verità: Un Viaggio Sentimentale

Il contenuto offre una riflessione profonda sulla Verità, evidenziando come essa debba essere sentita piuttosto che solo ragionata. Attraverso l’insegnamento di Dostoevskij, si sottolinea l’importanza del sentimento nella fede, suggerendo che solo attraverso il cuore possiamo accedere a un significato più profondo della vita.

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Tema. Una Verità che va sentita e non ragionata

“In fondo, la Verità, svelataci da Cristo, si può solo pre-sentire, come appunto: un pre-sentimento ancestrale, insito in tutti gli uomini e che li comprende tutti. Insomma, una Verità onnicomprensiva, che va sentita e non ragionata. Da qui la necessità di sentire di più e ragionare di meno. Affinché si possa combattere il misticismo della ragione con il realismo della vita intensamente sentita e perciò vissuta. Infatti, se si vuole intuire ciò che va oltre la ragione, non si può non convenire che il sentimento sia l’unica via per accedere a Cristo-Verità.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 186)

Insegnamento. Dove non arriva il ragionamento, può arrivare il sentimento. Per esempio, in materia di fede, il sentimento è l’unica via per credere. Sentire che non può finire tutto qui, tutto ora; sentire che può esserci uno scopo più grande di noi, di cui noi siamo solo un’infinitesima parte; per tutto questo, il sentimento è la chiave, mentre il ragionamento è il lucchetto; il primo apre porte che il secondo neanche immagina.

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]