La più grande minaccia: l’uomo stesso

Nove lezioni per inaugurare il Nuovo Anno ispirate a “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” (https://bit.ly/4qddOab) di Marco Apolloni (https://bit.ly/4qeRQnu) – LEZIONE 6

Tema. Qual è la più grande minaccia per l’uomo?

“Dostoevskij non ne può più di «questa eterna distruzione». Perciò cerca e trova un «ordine» non «qualsiasi», bensì superiore: Dio, non il Dio Ineffabile, bensì il Dio-uomo. Perché un ordine superiore? Il motivo è che quello inferiore, quello umano, non solo lo ritiene insoddisfacente, ma anche estremamente dannoso. Il regno dell’uomo sull’uomo è l’inferno! Ha prodotto le molteplici aberrazioni di cui la Storia – recente e non – è la drammatica riprova. L’uomo è la più grande minaccia per l’uomo stesso.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 212)

Insegnamento. L’uomo stesso è la più grande minaccia. L’unica creatura nel creato capace di auto estinguersi. Basti pensare alle armi atomiche, tristemente ritornate “in auge” nel dibattito pubblico, di recente.  

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]

IL DILEMMA MORALE

Si può fare, allora lo faccio? Questo è il dilemma morale di ogni scienziato di fronte alla grandezza e pericolosità di una scoperta che potrebbe cambiare il corso della storia. La risposta dovrebbe essere: no, non sempre almeno. Di solito è invece: chi se ne frega, tanto se non lo farò io, lo farà qualcun altro.

Per questo l’umanità è in serio pericolo, per via della natura umana stessa che flirta ogni giorno con la propria autodistruzione, avvalorando le intuizioni freudiane a proposito della pulsione di morte (Thanatos) che nella psiche di ognuno si contrappone a quella di vita (Eros); più la prima ha la meglio in noi e più le lancette dell’orologio dell’Apocalisse si avvicinano alla mezzanotte.

Freud può e deve essere considerato portatore di una filosofia della storia. A tale proposito, la riflessione freudiana sulle due pulsioni contrapposte e in lotta tra di loro è trasferibile dal piano individuale al piano generale, quello degli Stati che, per far prevalere i loro interessi particolari, flirtano di continuo con l’autodistruzione non solo loro ma di tutta l’umanità, da quando siamo entrati nell’era atomica (nella quale ci troviamo ancora immersi).

Gli Stati si fanno la guerra e cominciano una lotta per la primazia che non si può mai dire né quando né come finirà; lo hanno imparato sulla loro pelle i soldati della Prima guerra mondiale partiti per il fronte convinti dai loro generali che i più fra loro sarebbero tornati a casa per Natale.

Dopo Hiroshima e Nagasaki, come sapevano bene gli illustri firmatari del manifesto Russell-Einstein, la questione cruciale per noi tutti è presto detta: fine di tutte le guerre (mondiali) o fine del genere umano?

(Della filosofia della storia in Freud mi sono indirettamente occupato nel saggio “Eros alato“, Giaconi Editore, Recanati, 2020.)