Dostoevskij: La Tragedia della Libertà

Nove lezioni per inaugurare il Nuovo Anno ispirate a “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” (https://bit.ly/4qddOab) di Marco Apolloni (https://bit.ly/4qeRQnu) – LEZIONE 9

Tema. La lotta contro i propri demoni

“Creature striscianti e insinuanti, come quella descritta da Dostoevskij nelle Memorie dal sottosuolo, se ne stanno rintanate nel cantuccio della loro consolante ragione dialettica, mentre la vita è là fuori e suscita tutto il loro sdegno. Per questo preferiscono ruminare con il pensiero, piuttosto che vivere una vita concreta, autentica. Vivere autenticamente significa sapere accettare la sofferenza quotidiana, rinunciando a costruirsi una campana di vetro protettiva, ma, al contrario, uscendo allo scoperto e affrontando quali che siano le conseguenze, con spirito tenace, da veri lottatori. Ritorno al più fondamentale dei concetti per me (e per Dostoevskij): la dimensione tragica della vita è la lotta. Senza questa, senza la lotta, vivere è la stessa cosa che essere già morti.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 186)

Insegnamento. Lottare contro la propria parte peggiore, ogni giorno; lottare dialetticamente sapendo che il meglio e il peggio che sono in noi, vi saranno sempre; lottare nonostante questo  e, anzi, proprio per “questo”, lottare con ancora più forza e coraggio; lottare insomma tragicamente per affermare la nostra parte migliore, malgrado la coesistenza di quella peggiore in noi, questo è vivere secondo il Bene, o quantomeno provare a farlo. Lottare e sconfiggere provvisoriamente – ogni vittoria è provvisoria in quanto “umani” ci insegna Dostoevskij – il peccatore che è “in noi”, questo è un buon vivere, cercando di far somigliare un po’ di più questo desolato mondo al superiore regno dei cieli, che non sarà mai in terra, anche se “hic et nunc” si potrà sempre tentare di avvicinare il reale al modello ideale offertoci dalla predicazione di Cristo. E non importa la profezia di Isaia 40,3 sul predicare nel deserto, il passo biblico esatto ed estratto dall’Antico Testamento (e citato poi da tutti e quattro gli evangelisti nel Nuovo Testamento), che recita… “Voce di uno che grida nel deserto […]”, passo che poi continua e si esplica meglio: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri […]”. Cos’è infatti questa “via del Signore” se non lottare contro il peggio che vi è noi per fare emergere quanto di meglio altrettanto abbiamo? È una lotta impari, perché il peggio ha mille e più strade per insinuarsi in noi, eppure, sebbene nell’angolino più remoto delle nostre coscienze, resiste sopravvivendo a stento un barlume di meglio che aspetta solo di risvegliarsi ogni volta, perché ogni volta va ridestato in quanto trova sempre il modo di riassopirsi, dopo essere entrato in azione. Perciò la vita è lotta per affermare continuamente il meglio, perché di continuo esso va rinnovato, senza mai stancarsi di risvegliarlo. Riaccendiamo il meglio e spegniamo il peggio che vi è in noi, questo è il monito che dovrebbe governare le nostre vite.

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]

Lezione 8: la ragione è un bluff?

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Tema. La ragione è un bluff?

“Inutile spaccare il capello in quattro, tentare di comprendere la Verità è per definizione: velleitario! Poiché essa comprende e non può essere compresa, non del tutto almeno. A volte si lascia intuire, altre è più sfuggente, sempre però come una calamita attrae tutti irresistibilmente a Sé. Ragionare intorno alla Verità è un’aporia logica e onto-logica, giacché la Verità è inesprimibile a parole, la ragione è fatta di pensieri, i pensieri di parole. E le parole di cosa sono fatte? Spirito impalpabile! Dunque, tutti i tentativi di afferrare la Verità con il linguaggio e la ragione sono pressoché vani. La stessa ragione è il più grande misticismo mai inventato dall’uomo.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 185).

Insegnamento. La ragione è una bussola importante, ma – come tutti gli strumenti – può a volte rompersi e non dire il vero. Ragione e verità non sono la stessa cosa. La ragione tenta di Comprendere la verità, mentre la verità tutto comprende; è una finezza intellettuale, ma cruciale per non incombere nel terribile equivoco dell’intelligenza euclidea condannata da Dostoevskij perché divinizza la ragione a scapito della verità che “la” comprende, cioè comprende la ragione stessa. Per rispondere alla domanda iniziale: la ragione non è un bluff, ma non possiamo fidarci solo di essa, per quanto accurata possa sembrarci.    

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]

Lezioni di vita ispirate a Dostoevskij: amore e perdono

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Tema. L’indispensabile amore di sé 

“Amare gli altri, però, è impossibile se non si ama, prima ancora, sé stessi. Il tipo di amore più facile e, al contempo, più difficile. Facile perché è l’istinto di sopravvivenza che spinge ad amarsi; difficile in quanto, conoscendosi bene, si sanno tutte le proprie spregevoli miserie di cui si è capaci e sta tutta qui, in questo sapere, la difficoltà più grande per amare sé stessi. In ogni caso, amarsi si deve ed è possibile solo se si è capaci di perdonarsi per le proprie meschinità. Dunque, arrivando a perdonare sé stessi, si può giungere finalmente a perdonare gli altri per i loro sbagli e quindi amarli per quello che sono. Amare il lato peggiore di sé induce ad amare anche il peggio degli altri. Ecco come quello che sembrava impossibile diventa possibile: amare i nemici. Cristo lo sapeva e per questo ha comandato di amare il prossimo come sé stessi.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 208)

Insegnamento. Solo chi si perdona per le proprie miserie può poi perdonare quelle altrui.

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]

Dostoevskij e la Verità: Un Viaggio Sentimentale

Il contenuto offre una riflessione profonda sulla Verità, evidenziando come essa debba essere sentita piuttosto che solo ragionata. Attraverso l’insegnamento di Dostoevskij, si sottolinea l’importanza del sentimento nella fede, suggerendo che solo attraverso il cuore possiamo accedere a un significato più profondo della vita.

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Tema. Una Verità che va sentita e non ragionata

“In fondo, la Verità, svelataci da Cristo, si può solo pre-sentire, come appunto: un pre-sentimento ancestrale, insito in tutti gli uomini e che li comprende tutti. Insomma, una Verità onnicomprensiva, che va sentita e non ragionata. Da qui la necessità di sentire di più e ragionare di meno. Affinché si possa combattere il misticismo della ragione con il realismo della vita intensamente sentita e perciò vissuta. Infatti, se si vuole intuire ciò che va oltre la ragione, non si può non convenire che il sentimento sia l’unica via per accedere a Cristo-Verità.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, p. 186)

Insegnamento. Dove non arriva il ragionamento, può arrivare il sentimento. Per esempio, in materia di fede, il sentimento è l’unica via per credere. Sentire che non può finire tutto qui, tutto ora; sentire che può esserci uno scopo più grande di noi, di cui noi siamo solo un’infinitesima parte; per tutto questo, il sentimento è la chiave, mentre il ragionamento è il lucchetto; il primo apre porte che il secondo neanche immagina.

[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]