Talento, genio e teoria del flusso

Pensando a certi geni che volano alti sulle ali della loro arte, mi è venuto in mente lo studio di uno psicologo dal nome impronunciabile: Mihály Csíkszentmihályi, ideatore della teoria del flusso. Questi analizzando il “modus operandi” degli artisti, si accorse che, talmente presi dalla loro arte, si dimenticavano di tutto – persino dei loro bisogni primari: mangiare, dormire, eccetera – per lunghissimi periodi di tempo. Csíkszentmihályi definì questo tipo di attività: “autotelica”, ossia che trova già in sé il suo scopo, la sua raison d’etre.

“Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può” diceva Ernest Hello ripreso poi da Carmelo Bene, che aggiunse su se stesso: “Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento”. Bell’aforisma, che invita alla riflessione. Il genio è un essere umano molto abile. Dunque: vista la sua natura immanente – non è certo un dio, tutt’al più un essere umano che ci azzecca più degli altri –, se non vorrebbe nulla, non potrebbe nulla, ma rimarrebbe uno dei tanti – troppi – geni incompresi che ci sono a questo mondo. Mia opinione, opinabilissima peraltro.

Pensando a certi geni che volano alti sulle ali della loro arte, mi è venuto in mente lo studio di uno psicologo dal nome impronunciabile: Mihály Csíkszentmihályi, ideatore della teoria del flusso. Questi analizzando il “modus operandi” degli artisti, si accorse che, talmente presi dalla loro arte, si dimenticavano di tutto – persino dei loro bisogni primari: mangiare, dormire, eccetera – per lunghissimi periodi di tempo. Csíkszentmihályi definì questo tipo di attività: “autotelica”, ossia che trova già in sé il suo scopo, la sua raison d’etre.

Da romanziere e anche ex sportivo mi è capitato di sperimentarla. Queste attività autoteliche ci fanno vivere dei momenti di grazia nei quali si è concentrati corpo e anima in quello che si sta facendo. In simili momenti tutto trova giustificazione in sé e ci si sente completamente immersi in quello che si sta facendo.

Perché tiro in ballo questo? Perché mi convince poco l’aforisma di Hello. Perché anche il genio o il talento che vive immerso in questo transitorio stato di grazia autotelica, prima o poi, subisce un brusco risveglio. Per esempio, sempre stando ai risultati dello studio di Csíkszentmihályi: finita la propria tela, consumatasi la propria attività autotelica, l’artista poi quasi se ne disinteressa, come se nemmeno l’avesse creata lui o, comunque, non le dà un’importanza commisurata allo sforzo compiuto per realizzarla. A causa di questi “bruschi risvegli”, quindi, credo che momenti di autocoscienza ce li abbiano tutti, geni compresi o incompresi, che poi – detto fra noi – sempre geni sono.

Autore: Marco Apolloni

Mi contraddico? Che importa, vuol dire che sono. Contraddico Dunque Sono. La vita è contraddizione, il pensiero pure.

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