Gli ingredienti di un giallo hard boiled

Avvertenza, della serie: non mi si dica che non vi avevo avvisati… Il mio giallo hard boiledSenza moscioli né pistole” edito Fanucci Editore, marchio Timecrime, collana Nero Italiano, NON è un libro di narrativa di viaggio né tantomeno una guida turistica della città di Ancona o della Riviera del Conero; è un libro PER amanti dei dialoghi serrati (anche pungenti e politicamente scorretti); PER lettori che così come l’autore – cresciuto a pane e Dostoevskij nonché Lansdale – prediligono i dialoghi alle descrizioni; PER lettori che preferiscono leggere uno stile informale e vivace piuttosto che uno formale e neutro (senza nulla togliere a quest’ultimo); PER lettori capaci di leggere tra le righe e non valutare un personaggio sulla base di ciò che di antipatico e vagamente maschilista dice sul conto di un bel paio di tette (per esempio, ma non soltanto), perché chi va un po’ oltre capisce bene che dietro alla cinica facciata del puttaniere incallito Tarcisio Muzzo – investigatore privato un po’ vintage protagonista di “Senza moscioli né pistole” – ha l’animo dell’inguaribile romantico, che – come la maggior parte dei padri divorziati – cerca solo di annegare la propria tristezza esistenziale con le donnine dei night club; NON è una lettura rivolta a chi si scandalizza per un linguaggio diretto che chiama le cose con il loro nome e non con circonlocuzioni iperboliche (“glutei marmorei e scolpiti” anziché il più semplice “culo mozzafiato” o alternativa ancora più diretta “gran culo” e basta). Iperboli, queste, che magari vanno bene per una poesia (solo “magari”), ma che di sicuro non si addicono a un giallo hard boiled i cui ingredienti sono: 50 grammi di SCORREVOLEZZA della vicenda gialla, 25 grammi dei tanto vituperati CLICHÉ (la pupa dev’essere tale di nome e di fatto, così come la Porsche Carrera su cui sfreccia il protagonista non dev’essere una Fiat Panda pur con tutto il bene che si può volere a una Pandina peraltro mia prima e indimenticabile auto, come dimenticare infatti tutte le volte che mi ha lasciato a piedi, impossibile), 75 grammi di INTROSPEZIONE di modo da far comprendere ai lettori più intuitivi che c’è un palese scollamento tra ciò che un personaggio dice e ciò che invece pensa o prova, infine 100 grammi – una buona dose insomma – di AUTOIRONIA che è il sale della vita ed è esattamente ciò che permette a noi tutti – scrittori e/o lettori – di non prenderci troppo sul serio, perché già è una cosa fin troppo seria la vita che ci manca solo di renderla ancora più seriosa e deprimente. EVVIVA la divergenza di opinioni e il pensiero divergente in generale, perché unanimità fa rima con stupidità, nella migliore delle ipotesi, e con totalitarismo, nella peggiore. Si salvi chi può dal piacere a tutti. In conclusione, “Senza moscioli né pistole” è un hard boiled scritto miscelando ingredienti genuini, ma – mi raccomando – facciano attenzione prima di leggerlo tutti quei soggetti intolleranti o allergici ai summenzionati ingredienti.