Dostoevskij e l’Intelligenza Euclidea: Un’Analisi Contemporanea

Il testo “La tragedia della libertà” di Marco Apolloni riflette sulla curiosità umana e l’intelligenza euclidea, ispirato all’opera di Dostoevskij. Queste caratteristiche, sebbene propulsive per l’innovazione, portano anche a conseguenze negative, come la creazione di armi letali. L’uomo, divinizzandosi, diventa il suo stesso nemico, causando danni irreparabili.

[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]

E cosa ha portato l’uomo a creare un’arma simile? Questa invenzione è stata dettata dalla curiosità umana. Quella stessa “curiosità” che ci ha resi grandi, che ci ha fatto costruire strade, ponti, grattacieli… pensiamoci un attimo, ci rendiamo conto di quello di cui è stato capace l’ingegno umano pilotato dall’istinto primordiale che ci contraddistingue, la curiosità? Essa è figlia dell’intelligenza euclidea, contro cui ce l’aveva parecchio Dostoevskij. Intelligenza euclidea e curiosità non sono peculiarità umane tutte negative, però ci hanno dannato permettendoci la costruzione di armi che potrebbero arrivare a estinguerci.

Per colpa loro, della “intelligenza euclidea” e della “curiosità”, l’uomo è arrivato a divinizzarsi troppo, come nel caso di Kirillov che vuole diventare dio di sé stesso. Ecco, il problema è che l’uomo-dio, ovvero l’uomo che si è auto-divinizzato riesce a fare dei danni incalcolabili, a scavarsi la fossa prima del tempo. Chi è infatti il più grande nemico dell’uomo? L’uomo stesso.

Curiosità e Peccato: Dalla Creazione alla Distruzione

Prima del peccato originale, l’umanità viveva in armonia con Dio, ma questo equilibrio si è rotto. La redenzione è possibile solo attraverso Cristo. La curiosità umana può portare a grandi scoperte, ma anche alla distruzione, come dimostrano le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, mietendo potenzialmente vittime su vasta scala.

[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]

Prima del “peccato originale” non esisteva la morte, il primo uomo e la prima donna vivevano nel Giardino dell’Eden in perfetta armonia con Dio. L’essere umano era la creatura prediletta dal Creatore. Dopo quello sciagurato assaggio, però, qualcosa si è irreparabilmente rotto, si è infranto il patto tra uomo e Dio. “Patto”, questo, ristabilitosi soltanto con la venuta di Cristo, il Figlio di Dio. Per un cristiano è molto semplice: la sola salvezza sta in Cristo-Salvatore, chi crede nel Dio fattosi “uomo” per redimere l’umanità intera – erede di Adamo ed Eva – avrà la vita eterna. Per farlo il cristiano deve accettare che non a tutto c’è una risposta. Cosa ci insegna il racconto biblico se non che, quando diamo troppo retta al lato curioso che c’è in noi, sono solo guai.

La curiosità è ciò che ci eleva, ma che può pure condannarci all’autoestinzione spingendoci oltre ogni limite, per esempio, a creare bombe come quelle che sono state sganciate rispettivamente: sulle città giapponesi di Hiroshima, il 6 agosto, e Nagasaki, il 9 agosto del 1945. Armi, queste, oggi ancora più evolute, ossia più letali, che potrebbero mettere fine al genere umano. Con i suoi colleghi fisici del progetto Manhattan, lo scienziato italiano Enrico Fermi scherzava sulla possibilità, bassissima ma presente, che l’utilizzo delle bombe che stavano congegnando avrebbe potuto mettere fine alla vita sulla Terra. Curioso modo di scherzare, “curioso” davvero…

Personaggi Dostoevskiani: Bianchi e Neri a Confronto

Le riflessioni si ispirano al testo “La tragedia della libertà” di Marco Apolloni e analizzano la visione di Dostoevskij riguardo alla figura di Dio e dell’uomo. Si distingue tra personaggi “neri” e “bianchi”, evidenziando che l’uomo-dio, per i primi, può portare alla follia. La curiosità, vicenda di Adamo ed Eva, segna il peccato originale.

[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]

Il risultato di un gesto tanto eclatante? Buttare giù dal piedistallo Dio e metterci l’uomo inteso come uomo-dio, da non confondersi con il Dio-uomo cristiano, che è invece quello in cui crede Dostoevskij. Vedete? Dostoevskij è per Dio che viene prima dell’uomo, a differenza di Kirillov e di altri suoi famigerati personaggi che io definisco “neri”, con cui intendo “negativi”. Infatti, volendo schematizzare, ci sono due tipologie di personaggi dostoevskiani: quelli “neri” appunto e quelli “bianchi”, ovvero “positivi”. Fra questi ultimi rientra Alësa Karamazov, che è uno dei “buoni”, sebbene – come ho già detto – nessuno lo sia del tutto; ribadisco, i “tutti buoni” e i “tutti cattivi” esistono solo nei fumetti. Detto questo, volendo io schematizzare, cioè semplificare per favorire una più ampia comprensione, uso la suddivisione tra personaggi “positivi” e “negativi”, anche se, a cercare bene, si può trovare un elemento “negativo” in quelli cosiddetti “buoni” e “positivo” in quelli cosiddetti “cattivi”.

Il problema dei personaggi “neri” è che per loro l’uomo-dio è ciò in cui intimamente credono, anche se può portarli alla follia; penso non solo all’ingegner Kirillov, ma anche all’intellettuale Ivan Karamazov. Entrambi, sia Kirillov sia Ivan, sono troppo cerebrali e influenzati da un difetto costitutivo che Dostoevskij chiama “intelligenza euclidea”: il peccato originale dell’uomo. Che cos’è? La curiosità che ha dannato Adamo ed Eva (e con essi l’intero genere umano), i quali nel Giardino dell’Eden assaggiarono il frutto proibito dell’albero della conoscenza del bene e del male. Dio si era raccomandato che non lo facessero e loro non hanno saputo resistere. Hanno ceduto alla tentazione perché “la curiosità” è ciò che più di tutti ci innalza, però è allo stesso tempo anche ciò che ci ha condannato alla morte, che è la risultante del peccato originale, stando alla filosofia cristiana.