[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]
Oggi, mi appare ancora più utile ritornare alla dimensione più autentica della filosofia sia morale sia politica, perché si ha bisogno di filosofare sia nella vita privata sia in quella pubblica. Nella sfera privata, la filosofia è utile perché i sempre più veloci cambiamenti che viviamo a causa dello sviluppo tecnologico potrebbero farci perdere la “bussola” interiore, farci dimenticare quali sono le cose davvero importanti per noi, a furia di inseguire le “chimere” che, a seconda dei casi, si chiamano: “ultimo modello” di qualsiasi cosa, purché sia una novità.
Ormai si è sempre più drammaticamente convinti che “nuovo” coincida con “migliore”. Poco importa che spesso lo è, ma non sempre. E quelle volte che non lo è, non ci si rende conto tanto ci si è fatti prendere dal “nuovismo” a tutti i costi, che sembrerebbe l’unica religione dei nostri tempi. La filosofia morale ci impone di rallentare, la nostra società di accelerare, dallo scollamento tra queste due esigenze contrapposte si può capire bene come vivere filosofando potrebbe aiutarci a vivere con più consapevolezza, che significa: con quella lentezza necessaria per assaporare meglio i giorni della nostra vita, aumentando significativamente la qualità, a discapito della quantità che ci richiede il dogma “nuovista”.