[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]
Gira e rigira sono ritornato a Adamo ed Eva. Se non avessero ceduto alla tentazione dovuta alla loro curiosità divorante, il mondo sarebbe stato di gran lunga un posto migliore. La storia di Adamo ed Eva è l’allegoria che ci raccontiamo per spiegare la presenza del male nel mondo come conseguenza della morte. E se Cristo ha sconfitto la morte, in fondo essere “cristiani” significa proprio credere in questo (altrimenti vana è la speranza), Cristo ha trionfato anche sul male.
Purtroppo, sia la morte sia il male sono ancora presenti nel mondo, ma chi crede nel Cristo Pantocratore sa che hanno i giorni contati. Quanti non è dato sapere, perché “[…] il giorno del Signore verrà come un ladro di notte […]” (1 Tessalonicesi 5,2). Tuttavia, poco ma sicuro, Dostoevskij è con Cristo, perché lui è con noi “[…] tutti i giorni, fino alla fine del mondo […]” (Matteo 28,20). Prima, però, ci toccherà sopportare sia l’una che l’altro: la morte e il male. Perlomeno potremo parzialmente consolarci con la nostra libertà, sebbene tragica. Non so voi, ma io preferisco una “libertà tragica” a nessuna libertà.