[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]
Ritorno con piacere al tema principale del mio libro “La tragedia della libertà” e di queste mie riflessioni: la libertà.
La libertà è tragica perché dobbiamo tragicamente scegliere. Questa è la risposta breve. Se ve l’avessi data subito, mi sarei risparmiato molte parole, ma avrei tolto il gusto dell’arrivarci filosofando, insieme a voi. In filosofia è sempre necessario argomentare. A ogni modo, se qualcuno di voi con la “fissa” per le risposte secche mi chiedesse quale sia allora la libertà tragica di cui vi parlo e che ben si addice con la filosofia espressa nelle opere di Dostoevskij, beh, non esiterei a rispondere: la libertà di scegliere.
Quanto saremo dei Signori con l’iniziale maiuscola, paragonabili a delle divinità, insomma, se potessimo scegliere sia questo, sia quello, invece no: dobbiamo scegliere questo, o quello, come avevano capito bene Dostoevskij e Kierkegaard, “aut aut” appunto.
Dal vicolo cieco delle nostre esistenze non ne usciamo se non scegliendo una e “una” soltanto possibilità piuttosto che l’altra.