La libertà tragica

La riflessione centrale del libro “La tragedia della libertà” di Marco Apolloni si concentra sulla natura tragica della libertà, che implica la necessità di fare scelte. L’autore sottolinea come, secondo Dostoevskij e Kierkegaard, la libertà non consista nel poter scegliere tutto, ma nel dover scegliere tra alternative limitate, portando a un’esistenza vincolata.

[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]

Ritorno con piacere al tema principale del mio libro “La tragedia della libertà” e di queste mie riflessioni: la libertà.

La libertà è tragica perché dobbiamo tragicamente scegliere. Questa è la risposta breve. Se ve l’avessi data subito, mi sarei risparmiato molte parole, ma avrei tolto il gusto dell’arrivarci filosofando, insieme a voi. In filosofia è sempre necessario argomentare. A ogni modo, se qualcuno di voi con la “fissa” per le risposte secche mi chiedesse quale sia allora la libertà tragica di cui vi parlo e che ben si addice con la filosofia espressa nelle opere di Dostoevskij, beh, non esiterei a rispondere: la libertà di scegliere.

Quanto saremo dei Signori con l’iniziale maiuscola, paragonabili a delle divinità, insomma, se potessimo scegliere sia questo, sia quello, invece no: dobbiamo scegliere questo, o quello, come avevano capito bene Dostoevskij e Kierkegaard, “aut aut” appunto.

Dal vicolo cieco delle nostre esistenze non ne usciamo se non scegliendo una e “una” soltanto possibilità piuttosto che l’altra.

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Autore: Marco Apolloni

Mi contraddico? Che importa, vuol dire che sono. Contraddico Dunque Sono. La vita è contraddizione, il pensiero pure.

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