I “buoni” e i “cattivi” stanno nei fumetti

[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]

Sapete chi era raffinato? Sempre un russo, Tolstoj, lui sì che cesellava, dipingeva con le parole. Immaginate che non aveva una penna Tolstoj, ma un pennello. Ciononostante, Tolstoj rimane un figlio dell’Ottocento. Dostoevskij invece anticipa i temi, le sensibilità della letteratura e della filosofia del Novecento, tutte le inquietudini, anche le perversioni, perché era un uomo anche perverso, a modo suo.

Dostoevskij era un uomo complesso, inutile girarci intorno. Lo definirei un uomo capace di una bontà squisita, come di una crudeltà inaudita, così, di punto in bianco. Assomigliava ai suoi personaggi, che non sono mai del tutto buoni o cattivi. Sono umani, perché i “buoni” e i “cattivi” stanno nei fumetti, che una volta si leggevano e ormai si vedono nei film o nelle serie televisive. Nei fumetti è tutto più facile: sai chi sono i buoni e chi i cattivi. Nella vita reale, invece, non c’è mai una persona che sia solo buona, o solo cattiva. 

La butto lì, scusandomi già se ad alcuni potrà suonare come una blasfemia, prendiamo Madre Teresa di Calcutta. Era un essere umano anche lei, dopotutto. Da piccolina un buffetto o uno sgambetto, magari a un’amica un po’ antipatica, lo avrà pur fatto. Oppure prendiamo il mostro di Firenze. Pure lui un “buongiorno”, o un “buonasera”, come diceva Benigni nel famoso tour teatrale degli anni Novanta, “Tuttobenigni”, lo avrà pur detto a qualcuno, o magari – che so – una volta in vita sua avrà pur aiutato una vecchietta ad attraversare la strada. E se persino una persona del genere, capace di mostruosità aberranti, se addirittura lui è stato capace di fare nella vita un qualche gesto di bontà è perché l’uomo è un essere contorto e non lo si può inquadrare in qualche schema preciso. A dire il vero, chi di noi non lo è, “complesso” intendo?

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Autore: Marco Apolloni

Mi contraddico? Che importa, vuol dire che sono. Contraddico Dunque Sono. La vita è contraddizione, il pensiero pure.

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