[Queste riflessioni sono liberamente ispirate al mio testo: “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij”.]
A proposito, sapete perché Dostoevskij scriveva libri molto lunghi? Sento dire da alcuni: “Oddio, non leggo Dostoevskij perché scrive certi mattoni…” Infatti, chi va ancora in libreria, quando prende in mano questi “mattoni” che, se non sono di mille pagine, ci vanno vicino, di solito si spaventa e li ripone lì dove li ha presi, rassegnato che tanto non avrà mai il tempo di leggerli. Ebbene, sapete perché Dostoevskij scriveva così tanto?
Scriveva “tanto” per pagarsi i suoi vizi, il peggiore di tutti: il gioco. Era infatti un giocatore incallito (sul tema, peraltro, ci ha pure scritto uno dei suoi romanzi meno riusciti). Per i suoi libri, che uscivano a puntate sui giornali, Dostoevskij veniva pagato un “tanto” a pagina. Perciò: più scriveva, più guadagnava. Date le esigenze famigliari, doveva pure lui mantenere sé stesso e la famiglia, scriveva pagine su pagine, fiumi d’inchiostro insomma. Tra l’altro, il suo è un vizio che non lascia scampo perché, come ben sanno tutti i giocatori: il banco vince sempre. Dunque, possiamo dire con relativa sicurezza che Dostoevskij “scriveva tanto” per necessità e non per chissà quale raffinatezza.