Nove lezioni per inaugurare il Nuovo Anno ispirate a “La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” (https://bit.ly/4qddOab) di Marco Apolloni (https://bit.ly/4qeRQnu) – LEZIONE 2
Tema. Sulla compassione
La compassione è quella capacità di mettersi nei panni degli altri, di chi è sofferente. Nella altrui sofferenza si riconosce la propria. Nessuno può essere esentato dal soffrire, tanto che l’intera umanità si divide in chi ha sofferto, chi soffre e chi soffrirà. Perciò la compassione è forse il tratto umano più peculiare, lo stesso Cristo ne ha fatto il tesoro più grande di cui l’uomo deve dare prova, amando persino chi vuole il proprio male: i propri nemici. Quindi, non è scorretto dire che l’amore compassionevole può venire inteso come icona di quello spirituale. «Amare spiritualmente è avere compassione, e chi più compatisce più ama». Tuttavia, ciò che si ama negli altri è il riflesso del proprio, più intimo sé. Ergo: una componente egocentrica è imprescindibile in ciascun uomo, poiché, se non si pone al centro di tutto il proprio sé sofferente, non si possono riconoscere le sofferenze altrui, che altrimenti rimarrebbero solo astratte. Si deve dunque intendere la compassione come: passione per il proprio sé. Siccome tutti sono soggetti a patire, tutti possono (e dovrebbero) cum-patire nel senso di patire con, patire insieme. L’amore per il proprio prossimo voluto da Cristo è condizionato da questo «istinto» di fratellanza di tutti gli uomini, i quali sono tutti fratelli nel dolore, che è l’unica, incontrovertibile realtà terrena. Ciò è talmente vero che si potrebbe rivedere e correggere il fortunato detto cartesiano, penso dunque sono, ridefinendolo in questi termini: soffro dunque esisto. Si può dubitare di tutto, tranne della sofferenza, che è la croce che tutti – cristiani e non – devono portare. […] Anche Cristo ha sofferto e la sua sofferenza è esemplare, nel senso che è un esempio al quale rifarsi per meglio sobbarcarsi la propria croce. Oltre l’illusione oppiacea della dialettica farfugliante, c’è la vita nuda e cruda, che può essere sommamente spiacevole, però mai e poi mai: disperante. Almeno per chi spera in Cristo e confida nella Verità onnicomprensiva, che come un manto universale tutto avvolge, riscaldando i cuori in attesa del fatidico Giorno del Giudizio.” (“La tragedia della libertà – Un viaggio nel cuore di Dostoevskij” https://bit.ly/4qddOab di Marco Apolloni https://bit.ly/4qeRQnu, pp. 187-188)
Insegnamento. La vita è sofferenza, ma il soffrire non è fine a se stesso. Perciò bisogna lottare e non perdere mai la speranza, che è l’essenza della vita.
[Questo articolo fa parte di una riflessione più ampia su fede, verità e limite della ragione, ispirata al pensiero di Dostoevskij.]